Attilio Pavesi

096 Pavesi1Vincitore di due medaglie d’oro ai Giochi di Los Angeles del 1932, il piacentino Attilio Pavesi  occupa un posto di rilievo nella storia del ciclismo italiano, per essere stato il primo azzurro a conquistare il titolo olimpico su strada.

Nato a Caorso il 1° ottobre 1910, il futuro campione iniziò a gareggiare a sedici anni, tesserandosi per la Robur di Piacenza. Già nel 1930 si affermò come uno dei migliori Dilettanti italiani, trionfando, tra l’altro, al Gran Premio Cerini e al Gran Premio della Vittoria. Passato alla Cesare Battisti di Milano, nel primo scorcio del 1931 si aggiudicò in rapida successione la Coppa Caldirola, il Gran Premio Aquilano e la Coppa Bendoni. Purtroppo, proprio all’apice della forma, la chiamata alle armi lo costrinse a interrompere del tutto l’attività. Riprese gli allenamenti solo dopo il trasferimento alla Farnesina di Roma, il centro militare di educazione fisica che accoglieva gli atleti di interesse nazionale, e nel giugno del 1932 disputò la preolimpica di San Vito al Tagliamento, al termine della quale i tecnici federali lo inserirono nel gruppo degli azzurri in partenza per le Olimpiadi di Los Angeles.

Sbarcò in America nello scomodo ruolo di riserva, ma riuscì a guadagnarsi i gradi di titolare alla vigilia della cronometro individuale di 100 chilometri che attribuiva il titolo su strada. Partito ultimo dei 36 concorrenti, verso metà percorso sorpassò il danese Hansen, il grande favorito della gara, che aveva preso il via quattro minuti prima di lui. Questa incredibile impresa gli moltiplicò le forze e la sua cavalcata verso la più inopinata delle vittorie si concluse solo sulla linea del traguardo. L’Italia conquistò l’oro anche della classifica a squadre, davanti alla Danimarca e alla Svezia. «Il ciclismo italiano ottiene a Los Angeles un nuovo clamoroso trionfo»: con questo titolo la Gazzetta delle Sport di venerdì 5 agosto 1932 annunciò il successo che, purtroppo, rappresentò pure il canto del cigno di Pavesi. Infatti, da quel momento la sua carriera declinò e anche il successivo passaggio al professionismo non si rivelò fortunato. Nel 1934 partecipò al Giro d’Italia, ma le cattive condizioni fisiche lo relegarono all’ultimo posto della graduatoria generale. Portò comunque a termine la “corsa rosa” e di lì a poco colse l’unica vittoria nella massima categoria, imponendosi in una tappa del Giro di Toscana. Nel 1937 giunse a Buenos Aires per correre una Sei Giorni al velodromo “Luna Park” e proprio nella capitale argentina finì per mettere le radici: aprì un negozio di biciclette e qualche anno dopo si sposò. Attualmente l’anziano campione olimpico vive nella casa di riposo di Josè C. Paz, un paese a una quarantina di chilometri da Buenos Aires, circondato dall’affetto di figli e nipoti.