Attilio Masarati

Attilio MasaratiAttilio Masarati fu il primo stradista piacentino a ritagliarsi uno spazio significativo nel professionismo. Veloce, resistente in salita e dotato di grande sagacia tattica, egli seppe farsi onore al cospetto dei grandi campioni della sua epoca.

Nato l’8 febbraio 1911 a Caorso, si avvicinò al ciclismo seguendo l’esempio del fratello maggiore Fiorello, a sua volta buon corridore. Ebbe però una maturazione agonistica abbastanza lenta e iniziò a ottenere i primi risultati di rilievo quando il compaesano Attilio Pavesi, di soli cinque mesi più vecchio, già vantava i due titoli olimpici di Los Angeles ‘32. Masarati emerse decisamente nel 1933, grazie ai successi nel Gran Premio Cervini di Varese, nel Giro della Bergamasca e nella Coppa Appennino di Vignola. Lo stesso anno, dopo aver sfiorato la convocazione ai Mondiali Dilettanti, debuttò fra i Professionisti Indipendenti e nell’ultima corsa della stagione, la classica Coppa d’Inverno, colse un’altra prestigiosa vittoria allo sprint. Nel 1934 partecipò al suo primo Giro d’Italia (complessivamente ne disputò sette), piazzandosi ventesimo assoluto e sesto degli “isolati”; inoltre, si aggiudicò la frazione Pontedera-Prato del Giro di Toscana e collezionò tre secondi posti (Tre Valli Varesine, Milano-San Pellegrino e Castellanza-Macugnaga). Nel 1935 conquistò la sua affermazione più importante, alla Coppa Guzzi di Mandello del Lario, e chiuse al quinto posto il Giro di Lombardia. Una brutta caduta rimediata al Giro del ‘36 lo tenne a lungo lontano dalle corse; ma nel 1937 tornò protagonista: subito quarto alla Milano-Sanremo, per ben due volte sfiorò il successo di tappa al Giro d’Italia (terzo nell’inaugurale Milano-Torino e secondo nella Napoli-Foggia, battuto solo da Bartali), quindi indossò la maglia azzurra al Giro della Germania. Il 1938 fu la sua ultima grande annata: protagonista in tutte le principali gare nazionali (tanto da classificarsi terzo nella graduatoria finale del Trofeo dell’Impero in più prove), salì sul gradino più basso del podio al Giro dei Tre Mari, dopo aver indossato la maglia di leader per alcune giornate.

La sua parabola agonistica, in pratica, si concluse con il ritiro al Giro del ’40, quello che vide sorgere la stella di Fausto Coppi e fece da preludio allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Legato al ciclismo da un’enorme passione, nel dopoguerra seguì ogni passo della bella carriera del nipote Carlo, figlio dello sfortunato fratello Mario, morto a soli trentatre anni. Anche Attilio, purtroppo, lasciò prematuramente i suoi cari, nell’ottobre del 1971, annegando durante una battuta di pesca sul Lago Maggiore.