Gaetano Angelo Politi

PolitiPassista veloce dotato di classe cristallina, Gaetano Angelo Politi fu tra i protagonisti indiscussi del ciclismo piacentino degli anni Venti del secolo scorso.

Nato il 7 agosto 1900 a Cortemaggiore, presto si trasferì con la famiglia a Saliceto di Cadeo, dove il padre aveva impiantato un’attività commerciale di prodotti ortofrutticoli. Fece il suo debutto agonistico nel 1920, con lo Sport Club Audace di Piacenza, ma solo nel 1923, dopo il servizio militare, iniziò a cogliere affermazioni con buona continuità. Passato all’altro sodalizio cittadino della Salus et Virtus, nella prima parte della stagione 1924 s’impose, in rapida successione, nel Criterium di Parma, nel Giro della Vernasca di Piacenza e nella Coppa Aquilotti di Pavia. Questi risultati lo misero in luce agli occhi dei tecnici che stavano formando la squadra italiana in vista di due imminenti impegni internazionali: i Giochi Olimpici e i Campionati Mondiali di ciclismo su strada Dilettanti. Curiosamente, quell’anno, entrambi gli eventi erano ospitati Francia. A Tortona, in una cronometro, l’atleta di Saliceto palesò ancora un’invidiabile condizione e si guadagnò la definitiva convocazione in azzurro. Purtroppo, poco prima della trasferta francese, non poté essere al via in un’ulteriore prova di selezione a Milano e questa assenza, in pratica, gli costò il posto da titolare. A Parigi, nel giro di pochi giorni, vennero dunque disputate la gara olimpica e quella mondiale: in questa seconda manifestazione Politi ricoprì ufficialmente il ruolo di riserva, diventando così il primo piacentino a vestire la maglia di una nazionale.

Da allora, per motivi di lavoro, egli ridimensionò notevolmente l’attività sportiva, tanto che nel 1926 corse fra i “non tesserati” (gli attuali “cicloamatori”, all’epoca chiamati “liberi”) e in questa categoria, proprio a Piacenza, si laureò campione italiano. Incoraggiato dal titolo tricolore appena conquistato, tornò quindi a misurarsi con i Dilettanti indossando la casacca dell’Olubra di Castel San Giovanni e, sempre nel 1926, trionfò nel durissimo Circuito del Penice, una competizione aperta anche ai Professionisti Indipendenti. Due anni dopo, difendendo le insegne della Robur Piacenza, ottenne un altro bel successo nella Coppa Valtrebbia di Bobbio.

Sceso definitivamente di sella, rimase comunque nell’ambiente ciclistico in veste di organizzatore e dirigente. Conosciuto e apprezzato anche a livello nazionale, nel dopoguerra ricoprì la carica di consigliere regionale dell’Unione Velocipedistica Italiana (U.V.I.). Alla famiglia, al lavoro e allo sport dedicò generosamente ogni sua energia, anche quando cominciò a manifestarsi la grave malattia cardiaca che lo avrebbe poi portato a una morte prematura nel 1952.