Mario Gobbi

Mario GobbiNonostante una carriera breve e costellata di alti e bassi, Mario Gobbi merita di essere ricordato per le sue qualità di solido scalatore e perché fu il primo stradista piacentino ad entrare nei ranghi di una squadra professionistica ufficiale. Nato il 29 gennaio 1897 a Piacenza, si avvicinò alle gare nel 1919, a ventidue anni, dopo aver combattuto la Grande Guerra. La sua carriera ebbe una svolta il 17 aprile 1921, grazie alla clamorosa vittoria in una classica dilettantistica di enorme importanza, la Milano-Torino, ottenuta battendo oltre duecento concorrenti, compresi tutti i migliori elementi della categoria. In una giornata da tregenda, su strade rese impraticabili dalla pioggia, il piacentino si lanciò subito all’attacco con grande coraggio. Dopo un centinaio di chilometri, quando cominciò ad affiorare la stanchezza, non avendo con sé alcun genere di ristoro, fu costretto a fermarsi in un’osteria di campagna per poter bere due tazze di vino. Rimasto comunque al comando, appena passato il paese di  Chivasso, dovette sostituire da solo lo scatto libero ormai usurato dal fango e dalla ghiaia. A quel punto gli avversari più pericolosi erano staccati di oltre 10 minuti, ma l’inconveniente consentì ai due più immediati inseguitori, Terreni e Vallazza, di raggiungerlo proprio nell’abitato di Settimo Torinese. Per nulla scoraggiato, sulla pista del Motovelodromo di Torino, Gobbi trovò ancora la forza di tagliare per primo il traguardo, coronando un’autentica impresa, dopo 140 chilometri davvero massacranti. Quell’anno seguirono le affermazioni al Circuito Val Tolla di Lugagnano e al Giro della Provincia di Piacenza, oltre al prestigioso secondo posto nella Milano-Reggio Emilia, una corsa promiscua tra Dilettanti e Professionisti Juniores. Chiamato a confermare quanto di buono aveva mostrato nel 1921, Gobbi deluse le attese nelle due stagioni successive, cogliendo solo successi di scarsa importanza. Eppure, nel 1924, venne chiamato a difendere le insegne della Maino e con i “grigi” capitanati da Girardengo debuttò  alla Milano-Sanremo, ritirandosi per la rottura della catena. Fu sfortunata anche l’esperienza al Giro d’Italia, caratterizzata da piazzamenti di tappa anonimi, prima dell’abbandono durante l’ottava frazione, L’Aquila-Perugia, perché rimasto senza tubolari causa le continue forature. Appena concluso il “Giro”, in una riunione su pista a Cremona, Gobbi s’impose nella “Gara Handicap”, conquistando così, in una competizione di scarso contenuto, la sua unica vittoria professionistica. Nel 1925 tornò a correre fra i Dilettanti, ma presto lasciò l’agonismo. Morì nell’ottobre del 1978 a Piacenza, la città dove aveva sempre vissuto.